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  • Fabrizio Giuliani

Il cavallo e le disabilità


Da parole immortali di Winston Churchill, "C'è qualcosa di fuori di un cavallo che è buono per l'interno di un uomo." I cavalli non giudicano dall'aspetto. Guardano oltre le disabilità delle persone e riconoscono le emozioni all'interno. I cavalli sono più che amici e compagni. Sono specchi dell'anima. L'equitazione fornisce la terapia fisica. Camminare con il cavallo, toccare il cavallo, curare il cavallo fornisce una terapia emotiva. Secondo gli esperti e le persone con disabilità, i benefici della terapia equina sono indiscutibili.



​ Ippoterapia Ma cosa è l’ippoterapia? E a cosa e chi può servire? Ecco quanto riporta il Ministero della Salute a tale proposito. “L'ippoterapia è equitazione a scopo terapeutico, essa ha origine empiriche antiche perché il cavallo, con le sue straordinarie doti di sensibilità, di adattamento, di intelligenza è ritenuto, da sempre ‘straordinaria medicina’”. L'ippoterapia viene utilizzata per curare patologie come la paralisi celebrale infantile, l'autismo o la sindrome di Down. L’uso dell’equitazione a scopo terapeutico ha avuto inizio già nell’opera di Ippocrate , che consigliava lunghe cavalcate per combattere l'ansia e l'insonnia. Una prima documentazione scientifica sull'argomento la dobbiamo al medico Giuseppe Benvenuti (1759). Alla fine della prima guerra mondiale il cavallo è entrato nei programmi di riabilitazione, inizialmente in Scandinavia e in Inghilterra, poi in numerosi altri paesi, per esempio, in Italia è stata introdotta nel 1975. L’ippoterapia agisce grazie all’interazione uomo-cavallo a livello neuro-motorio e a livello neuro-psicologico. Esistono tre metodologie d’intervento terapeutico all’interno della riabilitazione equestre: Ippoterapia propriamente detta costituisce l’approccio iniziale al cavallo e al suo ambiente, si svolge quindi prima a terra e successivamente sull’animale accompagnato da un istruttore. E' riservata dunque a disabili incapaci di mantenere la posizione in sella e di condurre il cavallo in modo autonomo.

Rieducazione equestre vede il cavaliere impegnato nella conduzione attiva del cavallo, sotto il controllo del terapista, e mira a raggiungere quegli obiettivi tecnico-riabilitativi specifici secondo il programma terapeutico prestabilito per quel paziente.

Equitazione sportiva per disabili rappresenta il raggiungimento di una notevole autonomia del soggetto, con possibilità di svolgere normale attività di scuderia e di equitazione, a volte agonistica.

Perché la terapia a cavallo funziona così bene? - perché il cavallo è estremamente sensibile al linguaggio del corpo inteso come gestualità e, essendo un animale altamente sociale, è comunque molto recettivo verso tutti i tipi di comunicazione - perché per andare a cavallo, alle varie andature, si impegnano numerosi gruppi muscolari e si coinvolgono vari campi della psicofisiologia e della psicomotricità - perché il cavallo è un essere che esprime emozioni proprie come la paura in cui ci si può riconoscere e dove si può assumere un ruolo rassicurante; allo stesso tempo, montare a cavallo, cioè su un animale grande e potente, offre sensazioni di protezione, di autostima e fiducia in se stessi.

Ecco dunque come un animale affascinante come il cavallo possa essere un amico dell’uomo anche per aiutarlo nel difficile cammino della guarigione.

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